ninjalitics home

Ninjalitics, qualche mese fa ho scoperto questa interessante piattaforma gratuita per il monitoraggio dei profili instagram che mi ha aiutato a migliorare le mie performance.

Come? Grazie alla semplice esposizione dei dati offerta dal tool, ho sempre sotto mano i punti forti e deboli della mia strategia.

Ninjalitics permette di:

  • Misurare l’engagement rate
  • Tenere sott’occhio la crescita dei followers  nel corso del tempo
  • Avere un grafico dedicato alla crescita giornaliera di followers e dei following di un profilo
  • Vedere l’analisi degli ultimi 12 post e hashtag
  • Creare liste, per esempio di profili simili al nostro o di influencer a cui ci ispiriamo e, grazie ai dati pubblici di instagram,  capire la loro strategia.

Veniamo ora alla chiacchierata con Yari Brugnoni, co-fondatore di Ninjalitics.

Ciao, con chi ho il piacere di parlare?

Yari Brugnoni parla di Ninjalitics al Growth Hacking Day

Ciao Lettore, lo so che in cuor tuo sai già che sto rispondendo a queste domande su un foglio word.

Ed è proprio per questo che è inutile che io risponda a Martina. Perché in realtà è a te che voglio e sto parlando. Sono Yari Brugnoni, co-fondatore di Ninjalitics. Probabilmente non mi conosci, o forse si. Poco importa, cercherò di darti più spunti possibili in questa intervista. Vediamo quanto è brava Martina con le domande che ha scritto, devo ancora leggerle tutte 😉

Allora speriamo che le domande ti piacciano, Yari! 

Di solito le grandi idee nascono dalla risposta a un bisogno, come è nata quella di ninjalitics?

Lo hai detto.  Le persone “fanno cose” per rispondere o dei bisogni o a delle necessità. Quindi i casi sono due: o sei bravo ad ascoltare di cosa hanno realmente bisogno le persone intorno a te, oppure sei bravo a indurgli una necessità. Con Ninjalitics siamo stati molto bravi (facile dirlo con il senno di poi…) ad ascoltare. Intorno a noi nel 2018 molti competitor sono caduti. Lasciando una necessità scoperta: quella di analizzare profili instagram e poterne conoscere i dati per soddisfare quella voglia di sapere, di capire e dimostrare. 

Anche noi usavamo i tool di analisi più conosciuti all’epoca.

Da clienti.

Abbiamo quindi vissuto l’esperienza dall’altra parte.
Quando ad Aprile ci siamo ritrovati una sera a creare il sito, siamo partiti dalla volontà di creare uno strumento che avesse come punto di forza, i punti deboli degli altri. Non volevamo che chi usasse Ninjalitics provasse i nostri stessi disagi.

Che cos’è che più ti da fastidio quando usi un servizio di qualcun altro (attenzione, non ho scritto solo concorrenti, potevo farlo, ma non l’ho fatto.)?

Se dovessi spiegare questo progetto a tua nonna, cosa le diresti?

Nonna… ti ricordi quando Pantani vinceva tutte le gare… lo chiamavano il Pirata.
Lui si metteva in sella, pedalava, pedalava … e arrivava sempre prima degli altri.

Era l’orgoglio d’Italia.

Fino a quando lo hanno trovato positivo al doping.

Te lo ricordi quel giorno?

Se la sono presa solo con Marco, nonna… Ma se ci fosse stata ninjalitics, probabilmente avrebbero scoperto che anche gli altri corridori si lo facevano. Chi più, chi meno. Perché ninjalitics sa cosa cercare. Tu chiedi, e lui risponde.

Andrea e Yari in una pizzata/raduno con i followers e sostenitori Ninjalitics, inaugurano la loro società magnohack.

Chi sono le menti dietro ninjalitics?

La risposta scontata è Yari e Andrea.

Ma la realtà è che ninjalitics è veramente un po’ di tutti.

Molte intuizioni e idee nascono da conversazioni con gli utenti, cosi come con i nostri amici, reali o digitali che siano (si, ho detto amici digitali, non mi prendere in giro ahaha ma è vero!)

Seguendo il profilo instagram ninjalitics potrete rimanere aggiornati sulle ultime news instagram grazie a interessanti stories e dirette in cui si risponde alle domande degli utenti, si presentano idee e si dialoga con la community. 

Come mai il nome ninjalitics?

Qui dovrei lasciare la parola ad Andrea, e capirai il perché a fine risposta … ma è in pausa pranzo, quindi la
racconto io. Come avrai notato il nome è la combinazione di “Ninja” e “Analytics”. Ninja, perché un anno prima avevamo creato un software che si chiamava proprio Ninja. Era un nome che ci piaceva, quando una cosa era figa dicevamo “è power ninja!” … e noi volevamo fare cose fighe. Quindi, no, non è perché siamo associati a ninja marketing o perché lo abbiamo preso come modello, mi spiace deluderti.
Analytics invece, per ovvie ragioni, essendo ninjalitics un tool di analisi. Il retroscena, perché ogni nome che si rispetti ha una storia, è che Ninjalitics non doveva chiamarsi così … bensì NINJALYTICS. Una volta scelto il nome, Andrea doveva comprare il dominio… Ricevo il suo messaggio su whatsapp con la conferma e l’indirizzo web e mi accorgo che c’è una “i “al posto della “y” … Andrea era sovrappensiero e ha scritto il nome sbagliato… della serie “you had one job!” Ma la cosa divertente è che il logo che aveva preparato da mettere sul sito lo aveva scritto giusto!

Errore vincente, bravo Andrea, ninjalItics ci piace di più di NinjalYtics!

Avete deciso di tenere il sito gratuito e il popolo della rete vi ama già, come mai questa scelta contro tendenza?

Ottima domanda. (Grazie!)

È stata una strategia a lungo termine.
Da una precedenza passata avevamo imparato che nel business, interessano i numeri.

Se non hai persone che usano la tua piattaforma, non vieni considerato (ti ricorda qualcosa in particolare, magari legato ad instagram? Sarà che siamo fatti proprio cos’ eh…)
Quindi il nostro obiettivo era farci conoscere.

E per farlo doveva abbattere ogni sorta di barriera che potesse ostacolare il passaparola di ninjalitics.

Anzi, di più, ci siamo concentrati su come favorirlo il più possibile.

Avere fretta di monetizzare, avrebbe voluto dire accontentarsi di pochi € oggi, per rinunciare a molte più cose domani. Tirandoci letteralmente la zappa sui piedi. Altri competitors lo hanno fatto, e non sono qui a fare questa intervista.
È la prima regola del business è che la gente ti compra per 3 motivi:
1) si fidano di te per esperienza diretta
2) hanno sentito parlare di te da chi si fidano
3) tutti parlano di te
Come fai a chiedere dei soldi se prima non ti fai conoscere e non hai la fiducia delle persone? Se una persona sconosciuta ti fermasse per strada e ti dicesse “Mi dai 10€ per aiutarmi a sviluppare il mio progetto?”

Cosa risponderesti?

Avete in mente di creare un servizio premium in futuro?

Yes!

È quello a cui stiamo lavorando ora. L’idea è di lasciare la parte che hai conosciuto come gratuita, gratuita per sempre, con delle ulteriori migliorie nel tempo, e di sviluppare strumenti professionali per chiunque utilizzi instagram per business, in particolare social media manager e agenzie.

Perché usare ninjalitics?

Perché ti piace la nostra filosofia. La nostra mission è aiutare, dare la possibilità, gli strumenti e l’informazione a chiunque per potersi migliorare.

Parliamo di follow/unfollow
Ho testato questa “tecnica” su un profilo (non lavorativo) con un buon E.R in modo da valutare il prima/durante/dopo.

Le mie conclusioni sono che:

  1. Prima di provare questa strategia avevo una Home molto più interessante. In pratica mi sono trovata a seguire persone, reali, con le quali non avevo nulla in comune. 

  2. Non è vero che il numero dei seguaci cresce più rapidamente. Anzi, si rischia di uscire fuori target e vedere calare il proprio engagement rate perché spesso le persone a) ti seguono in automatico senza essere realmente interessate e coinvolte da ciò che pubblichi b) dopo un po’, giustamente, si stancano e ti abbandonano!

  3. Il profilo test non aveva bisogno di nulla fuorché la mia normale attività di scambio con i follower.

  4. Conclusioni: il follow/unfollow è la peggior strategia Social perché è per definizione anti Social. Credo che il segreto del successo sia semplicemente essere se stessi, senza fretta di arrivare chissà dove: meglio crescere un poco per volta sani e robusti che non velocemente ma male!

Detto questo, scusa se mi sono dilungata, avete avuto anche voi esperienze dirette di questa strategia prima di creare ninjalitics?”

Penso che non ci sia cosa migliore dell’esperienza diretta.

Hai fatto un’analisi in cui si potranno rispecchiare molte persone che leggono questo articolo (anche se spero di no!). Per sapere come riconoscere un fenomeno, devi conoscerlo.

Come potremmo stare al passo altrimenti?
Un tossico dipendente sa riconoscere un altro tossico dipendente.

Probabilmente, starai pensando: “si grazie, anche io se ne vedo uno me ne accorgo!” … sì, ma di quale sostanza?
Se vedi un profilo instagram con qualcosa di strano, hai il presentimento, ma non sai cosa c’è dietro. Per sapere cosa c’è dietro, riconoscerne i comportamenti, devi essere dietro le quinte e sapere tutto quello che succede in quel mondo.

Colgo l’occasione anche per fare una precisazione: ninjalitics non è contro il follow/unfollow.

Cosi come non vuole puntare il dito contro nessuno. Ci spiace quando viene utilizzato in questo modo. Il nostro obiettivo è la trasparenza. Utilizzare o meno tecniche d i crescita, giuste o sbagliate che siano, legali o no, è una tua scelta.
Se un’azienda però ti sceglie come collaboratore, è giusto che sia informata e libera di poter scegliere. È un fattore di correttezza. Così come penso alle migliaia di persone che hanno come riferimento profili che crescono di 100 followers al giorno. “Se non cresco di 100 followers al giorno non sono al loro livello, loro sono migliori di me” Ma chi lo ha detto?!
Crediamo nei dati che contano, e non nelle vanity metrics.

E li porteremo alla luce.

I microinfluencer sono una risorsa che va tutelata.

Cosi come chi si è fatto il culo per anni per raggiungere i risultati che ha ottenuto. Il successo non è “tutto e subito”. E soprattutto il successo non è da misurarsi in numero di followers. Se anche solo una persona che legge questo articolo farà un’azione concreta, avrò speso bene queste due ore che ho investito in scrivere questa intervista.

Consigli pratici agli instagramers?

Concentrati sulla tua community (non quella degli altri).
Sii costante
Dai valore a chi ti segue. Pensa al loro bene, non al tuo tornaconto. Ti sorprenderà da quello che accadrà.
Inoltre vedo come in essenziale concentrarsi sulle stories. Se hai del budget pubblicitario da investire, mettilo lì.

Come possono darvi una mano gli utenti affezionati?

Il miglior modo per supportare ninjalitics è diffonderlo con le persone a cui pensi possa essere utile.
Niente di più.

In realtà, oltre al passa parola, che vale più di ogni altra cosa, è possibile fare una donazione a Yari e Andrea che stanno lavorando per tenere il servizio gratuito. Credo che dare una mano in questo senso sia un modo semplice di riconoscere il loro lavoro. Nella Homepage del loro sito è possibile vedere la lista dei donatori!

Programmi per il futuro?

Apriremo il gruppo facebook per la community di ninjalitics dove vogliamo condividere Live (direttamente con noi), interviste a influencer che possano fare da esempio agli altri e dare la possibiltà alle persone di avere risposte alle loro domande o creare conversazioni utili.
Inoltre a fine Febbraio verrà inaugurato il Blog di Ninjalitics dove metteremo a disposizione delle persone sempre più informazioni sia sul mondo di instagram, che su come comunicare o fare marketing. Abbiamo messo insieme un team di persone molto competenti che scriveranno delle rubriche tematiche …

Sono molto curioso di vedere cosa succederà!

Grazie Yari per la tua disponibilità, che altro dire se non buon lavoro?

Consiglio l’uso di questo tool a social media manager, professionisti e aziende per monitorare l’andamento della propria pagina instagram. Tutti i dati raccolti vengono riportati in un grafico e in una tabella, per rendere più semplice e intuitiva la consultazione. 

AGGIORNAMENTO:

Ninjalitics ha cambiato nome, lo trovate al seguente link: Njlitics

Leggi anche

Community is Queen. Intervista a gente in Viaggio

Ciò che vorrei dipingere è la luce del sole sulla parete di una casa.

Edward Hopper

Perché utilizzo questa frase parlando di comunicazione?

Di un pittore, poi!

Che c’entra l’Arte con la comunicazione online?

Ciò che nessun corso potrà mai insegnarCI è senz’altro la versatilità, quella che si apprende osservando e traendo spunti interessanti dal contesto in cui viviamo, dalle nostre passioni, dalla bellezza che ci circonda e quindi anche dalla pittura.

Già perché scrivere sul e per il web è un qualcosa che spesso trascura il lato “romantico” o meglio, passionale, del mestiere, senza lasciar spazio alla bellezza.

Così facendo, scrivendo senza passione, si trasforma tutto in un’ ANSA dell’ultim’ora, dando al testo un tono:

asettico

sterile

piatto

impersonale

robotico

irrilevante

statico

ecc…

Hopper

Edward Hopper, Second Story Sunlight. 1960

Edward Hopper dichiarava spesso che il suo scopo nella vita era quello di dipingere la luce del sole sulle pareti di una casa e in questo semplice intento lui è stato e rimane un vero maestro.

Dietro ma anche dentro la SUA luce c’è sempre una narrazione.

Come lui vorrei dipingere, con le parole. Vorrei rendere grazie e giustizia ai miei pensieri, alle storie che ho vissuto e a quelle che ho immaginato. Quando osservo un suo quadro mi sento motivata a cercare di fare meglio. Sempre.

Sull’arte di comunicare. Cosa può imparare uno scribacchino della rete da un pittore?

  • La dedizione

Un pittore è devoto all’opera che crea. Chiunque dipinga o scriva -anche se il soggetto scelto è una scena atroce e il suo intento è denunciare, svuotarsi, narrare- non può raccontare senza PASSIONE e quindi dedizione.

  • L’intento

Le opere hanno un tutte un’ intenzione. Talvolta può essere poco chiara ma a poco a poco il motivo, l’essenza viene sempre a galla. Riflettere sull’oggetto che si descrive comporta una scelta lessicale efficace che chiarisca il concetto che si vuole esprimere. Le parole sono importanti!

  • Il colore

Le emozioni hanno i loro colori e la gamma cromatica scelta DEVE guidare verso scelte lessicali adeguate. I concetti possono essere espressi in mille modi. Sta a noi dare loro la sfumatura adatta.

  • Il tono di voce

Hopper ha un tono di voce luminoso, fresco, meraviglioso, per esempio.

Dai pittori possiamo attingere l’ispirazione, la magia, il contesto immaginario in cui raccontare ciò che stiamo scrivendo.

Ci avevi mai pensato?

Qual è il tuo quadro/artista in questo momento?

Non lo sai?

Non ci hai mai pensato?

In base al contesto in cui mi trovo a dover scrivere, per “ispirarmi” scelgo spesso un quadro che ne rappresenti il “mood” e da lì inizio il mio percorso di scrittura e comunicazione.

La componente creativa deve essere costantemente stimolata. Capita a tutti di dover redigere testi con poco trasporto emotivo ma alcuni trucchi, come questo di rivolgersi a un quadro per trarne il giusto mood, possono colorare e dare spessore anche alle tematiche più difficili da affrontare.

Quello che le parole non dicono è senz’altro una parte fondamentale della scrittura. L’evocazione, l’ironia, la semplicità non sempre sono cose che possono essere espresse a parole o forse si? Mi capita spesso di leggere post sui social, scritti da aziende e professionisti, senza capire il messaggio che vorrebbero trasmettermi. Mi perdo dietro sbavature grammaticali, giri interminabili di parole, concetti inespressi e non capisco.

Quando abbiamo deciso che la semplicità è una cosa negativa?

Quando si è stabilito che non si può andare dritti al punto?

Questi giorni rifletto più del solito sull’importanza delle parole, del tono con cui vengono usate e sull’importanza della chiarezza del messaggio che si sta esprimendo.

Mi capita spesso.

Davvero.

Io stessa commetto errori imperdonabili che poi mi perdono e cerco di non replicare, mi giudico serenamente, mi ammonisco e mi perdono.

Sapersi perdonare è una cosa bellissima.

Ma non sono qui per questo.

Ciò di cui voglio parlare sono i concetti e il modo in cui li esprimiamo perché scrivere per comunicare non è una roba da poco. Molto spesso confondiamo il mezzo con il messaggio, Facebook ci chiede in continuazione

What’s on your mind?

Cosa stai pensando?

Spesso sarebbe un’ottima cosa stare zitti.

Non parlare tanto per.

Non scrivere tanto per.

Altre volte stiamo zitti e dovremmo parlare.

Scrivere.

Scrivere con empatia e passione.

 

Chi scrive dovrebbe farlo tenendo a mente due obiettivi: trasferire il proprio messaggio in modo cristallino e risuonare nella mente del lettore. Mi piace pensare alla mente come fosse un anfiteatro, un luogo dentro cui le parole, quelle arrangiate al meglio, vengono amplificate, amplificate, amplificate fino a ottenere una melodia magica. Magica, sì, perché  capace di toccare le nostre corde più profonde: quelle che ci mettono in contatto l’uno con l’altro. Per me un testo che parla è una sinfonia e non un insieme di parole; una sinfonia che irradia chiarezza, emozioni, personalità; una sinfonia unica, difficile da confondere con altre e impossibile da dimenticare. E un testo, per parlare e diventare sinfonia, ha bisogno di due cose: una voce e un tono di voce.

Falcinelli Valentina, Testi che parlano, Franco Casati Ed, 2018

A questo proposito ho anche letto un interessante articolo di Skande dal titolo Se ti emoziona scriverlo, emozionerà anche chi legge. 

Scrivere è una trasmissione di energia e conoscenza in cui l’autore si immedesima nel lettore. Questo è quello che ho compreso in questi anni.

Comunicare significa farsi carico del problema di chi ti ascolta.

Senza passione entusiasmo e chiarezza non si va da nessuna parte e quello che le parole non dicono, la magia di cui parlava la Falcinelli non può esistere senza esercizio, dedizione e motivazione. Immaginare che le mie parole possano risuonare nella mente di un lettore mi emoziona e un po’ mi blocca perché la chiarezza e l’intenzione del messaggio per me sono fondamentali. Non mi piace non essere capita e cerco sempre di esprimermi facendo del mio meglio.

Anche di persona spesso si perdono occasioni di lavoro, amicizie, sinergie importantissime perché i toni e i messaggi non erano chiari.

Le parole sono importanti quanto quello che non dicono.

Leggi anche Chi non ha mai acceso un computer?

Le immagini sui social

Dimensioni delle immagini: perché i social network le cambiano spesso?

Quali sono le dimensioni adatte per le immagini sui social?

Voglio essere sincera, correre dietro a tutti i cambi relativi alla grandezza delle immagini sui social è spesso una vera e propria maratona anche perché capita sempre di rendersene conto dopo aver pubblicato una nuova cover!

Le dimensioni delle cover e delle immagini di profilo non sono qualcosa di trascurabile, anzi, appena ti rendi conto che la tua non è aggiornata corri subito ai ripari. Le due foto sopracitate sono fondamentali per attrarre nuovi clienti, persone che sono sottoposte a un numero di informazioni impressionanti e che trovando trascuratezza in queste due “cartoline” non esiteranno a passare oltre…

Oggi parleremo di Twitter e Facebook.

Twitter

Sin dagli esordi Twitter ha utilizzato un’impostazione del profilo molto simile a quella proposta da facebook con un’immagine di profilo e una cover e ha poi nel tempo dato particolare risalto anche ai bottoni.

immagine dimensioni twitter

E ora, quali dimensioni delle immagini usare su Twitter?

  • Twitter Profile Picture Size: 400 x 400 px
  • Twitter Header Size (or cover photo) : 1500 x 500 px
  • Twitter link image Size : 440 x  220 px

Alcuni consigli pratici…

  1. Secondo un recente studio promosso da Dan Zarella, le immagini caricate tramite Twitter ottengono circa il 94%  di condivisioni in più rispetto a quelle caricate da altri siti.
  2. Utilizza bitly.com per caricare i tuoi link e per tenere sotto controllo il loro andamento sul web.
  3. Non usare tutti caratteri a disposizione. I tweet con pochi caratteri hanno maggiore impatto e sono ritwittati l’89% delle volte in più rispetto a quelli più lunghi.
  4. Puoi personalizzare il tuo sfondo con alcuni tool presenti sul web come ArtStudio e CustomTwit. 

E  le dimensioni delle immagini su Facebook?

dimensioni immagine profilo facebook

Facebook è conosciuto come il social network che cambia con maggior frequenza le dimensioni delle immagini del suo design.  Alcuni numeri aggiornati ad aprile 2018

  • Facebook Profile Picture Size: L’immagine ad aprile 2018 è consigliata nelle dimensioni 170 x 170 px. Nota bene, l’immagine non può essere inferiore a 180 x 180 px.
  • Facebook Cover Size: Le dimensioni consigliate sono di  820 x312 px e comunque mai sotto i 399 x 150 px.
  • Facebook Post Image Size 2018: Share Image Size: 1230 x 630 pxShared link: 1200 x 630 px.

Alcuni consigli pratici…

  1. Non farti cogliere impreparato dal cambio di dimensioni delle foto, cerca di centrare scritte e contenuti al centro lasciando spazio “libero” su tutti e quattro i lati, nella fascia centrale dell’immagine di copertina o della foto di profilo, in modo che l’immagine renda al 100% su mobile ed eviti tagli drastici alle scritte quando le dimensioni cambieranno ancora!
  2. Su facebook è oggi possibile inserire un video al posto dell’immagine di profilo e non deve mai superare i 7 secondi. (vedi foto)
  3. Utilizza in maniera strategica le immagini di profilo, soprattutto per le fanpage, in modo da attrarre i visitatori inducendoli a trattenersi e a scoprirne i contenuti. Ricorda di aggiungere più informazioni possibili: orari d’apertura, contatti, indicazioni stradali, biografia e storia del tuo business!
  4. Non dimenticare che, qualora tu desideri sponsorizzare un post su facebook, le scritte all’interno dell’immagine non devono superare il 20% della superficie. Per sapere se la tua immagine è a norma puoi controllarla su Facebook text overlay

Non è oggi pensabile utilizzare i social network senza contenuti visuali, per questo motivo se vuoi rendere i tuoi contenuti più interessanti usa sempre a corredo immagini evocative, delle giuste dimensioni e soprattutto di buona qualità!

Leggi anche: Chi occupa il suo tempo leggendo i tuoi post?

Dietro lo schermo c’è sempre una persona in carne e ossa, ti sei mai chiesto chi occupa il suo tempo leggendo i tuoi post?

Cosa spinge le persone a condividere proprio il tuo post?

Cosa puoi fare per rendere la sua visita piacevole e indurlo a tornare da te?

I social media riguardano più sociologia e psicologia che tecnologia.

Brian Solis

 

Non puoi aspettarti che i social media ti siano d’aiuto nella promozione del tuo brand se non capisci con chi stai parlando. Sembra strano ma la Psicologia è più importante della tecnologia per elaborare una corretta strategia di engagement.

 

Le persone condividono contenuti sui social, perché?

Leggevo un post in cui si citava una vecchia ricerca del New York Times che ha analizzato la psicologia di condivisione degli utenti iscritti ai social network.

  • Circa il 94% degli intervistati ha dichiarato di condividere contenuti per arricchire la conoscenza dei propri contatti. Il concetto è utilissimo per tutti coloro che usano i social media: i contenuti devono insegnare qualcosa per stimolare l’interesse e la condivisione.

 

  • Il 68% ha affermato che la condivisione aiuta a definire meglio l’immagine di sé. Ogni contenuto creato deve essere pensato per i tuoi lettori e in linea con il tuo business. I contenuti di questo tipo sono di solito condivisi in maniera molto naturale e immediata.

 

  • La condivisione è fondamentale per coltivare le relazioni online per 4 su 5 dei partecipanti. Se vuoi conquistare il tuo pubblico, i post devono stimolare la connessione tra persone. Se il tuo lettore riconosce sé stesso o un suo contatto in ciò che hai pubblicato sarà stimolato a condividere e taggare i suoi amici. Incoraggia questo tipo di azione magari con un premio o un ringraziamento pubblico.

 

  • Vanità. Tutti amiamo essere compiaciuti e sui social il consenso si manifesta con like, commenti e condivisioni. A questo proposito i post informativi sono un tassello fondamentale di una strategia vincente e ti porteranno lontano.

 

  • L’84% degli intervistati condivide cause e post delle aziende a cui è fidelizzato.

 

Come presentarti ai tuoi lettori?

La chiave vincente è sempre e comunque la positività.

Immagina di leggere sulla tua bacheca solo post tristi e lamentele.

Che immagine ti sei fatto di chi scrive sempre e solo cose negative?

 

  • Anche le brutte notizie possono essere condivise senza gridare alla fine del mondo, trasmettendo positività e ottimismo.

 

  • Di tutte le emozioni quella più spiazzante e contagiosa è senza dubbio la gioia.

 

  • Ripeto, la gioia è contagiosa, così come il sorriso.

 

  • Le emozioni positive hanno inoltre più probabilità di essere condivise.

 

  • Comunica con i tuoi lettori o con i tuoi clienti sempre in accezione positiva; è un buon metodo per condividere sul web la parte migliore di te.

 

Leggi e ascolta i tuoi followers. Rispondi ai commenti e stimola la conversazione concludendo con una domanda.  Gestisci le relazioni in maniera seria, senza sottovalutare mai l’importanza dei tuoi seguaci!